La Renaissance orientale PDF

Formerly Piero della Francesca – La Renaissance orientale PDF City – Galleria Nazionale delle Marche Urbino 2. La Città ideale del Rinascimento, che esprime, interpretando l’omonimo paradigma, l’idea di perfezione della classicità « moderna ». Carta d’Europa del 1572 del cartografo Abramo Ortelio.


La découverte des civilisations orientales par l’Occident, à la fin du XVIIIe et au début du XIXe siècle, grâce notamment au déchiffrement du sanskrit, fut comme une seconde Renaissance, une « Renaissance orientale », qui mit rapidement au centre de la vie culturelle, en particulier chez les Romantiques, la dimension spirituelle de l’Asie. Maître-livre sur le pouvoir des influences culturelles, sur la porosité des idées, sur le rôle crucial des personnages secondaires, passeurs anonymes, traducteurs, compilateurs, universitaires, sans lesquels Goethe, Hugo ou Schopenhauer n’auraient pas eu accès à l’Orient, cette somme éblouissante peut se lire aujourd’hui comme la première histoire globale de l’orientalisme.

Il XV secolo fu un’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici, religiosi e sociali, infatti viene assunto come epoca di confine tra basso medioevo e evo moderno dalla maggior parte degli storiografi, sebbene con alcune differenze di datazione e di prospettiva. In ambito economico e sociale, con la scoperta del Nuovo Mondo, avvengono espansioni coloniali che allargano a dismisura l’orizzonte del mondo europeo. In ambito religioso avvenne la Riforma protestante, cioè lo scisma fra Chiesa cattolica e Chiesa protestante. Quando si parla di Rinascimento risulta piuttosto difficile stabilirne una data di inizio, che varia a seconda delle discipline. Nei moderni manuali di storia dell’arte, Giotto è annoverato tra gli anticipatori del Rinascimento grazie alla sua tecnica artistica innovativa, ripresa e valorizzata poi da Masaccio. XIV secolo e nei primi del XV secolo principalmente a Firenze.

Bertrand Russell e alcuni studiosi pongono la data della fine del Rinascimento al 6 maggio 1527, quando le truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma. Medioevo, la cui presunta oscurità fu tuttavia strumentalizzata proprio per accentuare la portata rinnovatrice della nuova epoca. Inoltre il passato che le personalità del Rinascimento aspiravano a rievocare non era qualcosa di aulico e mitologico, ma anzi, tramite gli strumenti moderni della filologia e della storia, essi cercavano una fisionomia dell’antico più vera e autentica possibile. Infine il passato classico non veniva imitato servilmente, ma rielaborato come esempio e fonte di ispirazione per nuove creazioni originali.

Particolarmente dibattuta è la questione se esso sia da considerare come un momento di rottura, o viceversa come una fase di proseguimento rispetto al Medioevo. Naturalmente i cambiamenti non avvennero di punto in bianco e il retaggio medievale in generale non venne abbandonato. Agli inizi del Novecento si è avuta tuttavia una forte reazione alle idee di Burckhardt, impersonata soprattutto da Konrad Burdach, che è il massimo sostenitore della continuità tra Medioevo e Rinascimento. Secondo Burdach non vi è nessuna rottura fra i due periodi, i quali costituiscono dunque un’unica grande epoca. Più recente è l’interpretazione di Eugenio Garin, il quale, dopo essere stato sostenitore della tesi della discontinuità, ha rivisto il suo giudizio evidenziando anche gli aspetti di continuità rispetto al Medioevo, attestandosi su posizioni che smorzano decisamente il carattere di contrapposizione tra le due epoche. Secondo Burckhardt, la nuova percezione dell’uomo e del mondo che gli stava intorno sarebbe stata molto diversa da quella dei secoli precedenti. Questa nuova concezione si sarebbe diffusa con entusiasmo, ma, basandosi sulle forze dei singoli individui, non sarebbe stata priva di lati duri e angoscianti, sconosciuti nel rassicurante sistema medievale.

Burdach tuttavia mette in rilievo come i concetti di rinascita e rinnovamento di sé fossero una prerogativa già del Medioevo, ad esempio del ravvivamento religioso che si era avuto con Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi, mirante a riscoprire la dimensione interiore dell’individuo. L’esperienza umanistica, come evidenzia Eugenio Garin, ha come caratteristica fondamentale la formazione spirituale, morale e civile dell’uomo ottenuta con la scoperta dei classici. La consapevolezza di questi temi era comunque patrimonio di una élite ristretta, che godeva di un’educazione pensata per un futuro nelle cariche pubbliche. Gli ideali degli umanisti però erano condivisi dalla maggiore fetta della società borghese, soprattutto perché si riflettevano nella prassi che si andava definendo. Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento italiano. Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento a Firenze. Il rinnovamento culturale e scientifico iniziò negli ultimi decenni del XIV secolo e nei primi del XV secolo a Firenze e affondava le radici nella riscoperta dei classici, iniziata già nel Trecento da Francesco Petrarca e altri eruditi.

In città, in concomitanza con una fioritura economica, per quanto effimera, e con alcuni successi militari e politici, si aprì una stagione in cui i legami con le origini romane, per altro mai venute meno, vennero rinsaldati e produssero un linguaggio figurativo radicalmente diverso da quello allora preponderante del gotico internazionale. Il Rinascimento in Europa si affermò gradualmente con l’influenza dei modi italiani, nel corso dei secoli XV e XVI. Sul finire del XV secolo la fama degli artisti italiani aveva ormai travalicato i confini della penisola, rendendoli richiesti anche dalle corti europee. Talvolta si trattò di viaggi isolati, senza conseguenze nelle vicende artistiche locali, altre volte, grazie all’interesse di re, principi e signori, si assistette a una presenza più consistente e legate nel tempo, capace di originare vere e proprie scuole di derivazione italiana.

Altre volte furono gli artisti stranieri a recarsi in Italia per apprendere i segreti della prospettiva e del fare arte in generale. Nel corso del XVI secolo, anche per la presenza continua di eserciti stranieri lungo la penisola, l’Europa in generale si appassionò dello stile italiano, diventato ormai un modello imprescindibile per qualsiasi artista. Con la decadenza politica ed economica in Italia il Rinascimento entrò nella sua fase discendente, poiché si spensero quelle forze creative che gli avevano dato vigore. Le sventurate vicende politiche della penisola fecero vacillare la fede nelle capacità dell’individuo, facendo riaffiorare la superstizione e la speranza nel miracoloso, il senso della precarietà, le assillanti domande sul lecito e l’illecito. Una delle rotture più significative con la tradizione medievale si produsse nel campo della storiografia. Lo stesso argomento in dettaglio: Arte del Rinascimento e Architettura del Rinascimento.

Sandro Botticelli – Nascita di Venere. Ripudio degli elementi decorativi e ritorno all’essenzialità. L’arte del Rinascimento vede lo studio e la riscoperta dei modelli antichi, sia in architettura che in scultura. Vengono riscoperti e riutilizzati elementi architettonici dell’arte classica, e lo studio architettonico si concentra prevalentemente sull’organizzazione armonica dei volumi, degli spazi, della luce all’interno dell’edificio. La prima fase dell’arte rinascimentale è incentrata su Firenze, città che diventa uno dei centri mondiali di diffusione ed elaborazione della nuova cultura umanistico-rinascimentale. Fervida è qui l’attività di grandi artisti e letterati, in tutti i campi artistici, e proprio questo fervore artistico rende la signoria medicea principale polo culturale italiano in questo periodo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro rinascimentale. Il Rinascimento fu l’Età dell’oro del teatro, sia in Italia che presso le altre corti europee. Il teatro classico si diffuse in tutta Europa e i testi furono spesso ripresi da vari autori: Nicholas Udall, ad esempio, mise in scena una sua versione del Miles gloriosus di Plauto tradotto in inglese col titolo Ralph Roister Doister nel 1535. Il teatro rinascimentale ebbe un forte sviluppo grazie anche all’applicazione delle novità pittoriche ed architettoniche. La prospettiva e la ricostruzione di teatri sull’esempio di quelli greco-romani, sono alla base della costruzione del celebre Teatro Olimpico di Andrea Palladio.